lunedì 28 ottobre 2019

#5 IL MITO


Un mito rimane nel cuore di chi viene incantato dal Gran Sasso e stordito e ammirato dalla sua possanza; riguarda la sua nascita.

La ninfa Maja, la prima delle figlie di Atlante e Pleione, era la piu` bella delle sette Pleiadi. Dal suo amore per Zeus, nacque Hermes, il Gigante. Un giorno lui fu ferito mortalmente in battaglia e la madre, consultato un oracolo, si imbarco` e navigo` per giorni alla ricerca di un grande sasso ai cui piedi cresceva un’erba miracolosa che avrebbe potuto guarire il figlio… Finalmente approdarono al porto di Ortona, ma quando dopo giorni di lungo cammino, arrivarono alla magica montagna, il Gigante stremato mori` e la madre lo seppelli` ai piedi del Grande Sasso, che da allora, in onore del figlio, fu chiamato “Il Gigante”. La madre, straziata dal dolore, fuggi` sulla montagna di fronte, da dove poteva vedere il luogo dove era sepolto il figlio. Qui alla sua morte fu sepolta e questa montagna, in suo onore, fu chiamata “Majella” cioe` madre. Narrano i pastori che quando sulla Majella c’e` bufera, oltre all’urlo del vento, si senta la disperata voce di Maja, che invoca suo figlio, “Il Gigante dormiente”…


Foto di F. Cappella



Bibliografia: “La leggenda della nascita del Gran Sasso e della Majella”, romanzo mitologico a cura di C. Vignali e di I. Catani, Avsd Abruzzo.
 


#4 CITAZIONI


Foto di F. Cappella

“Student mi spiego` brevemente cosa si aspettava da me e dai miei uomini. In pratica, dovevo essere pronto, di li` a poche ore, a prendere d’assalto il massiccio del Gran Sasso e a occupare l’albergo di Campo imperatore dove Mussolini era tenuto prigioniero. Chiesi un po’ di tempo per preparare un piano, che ritenevo abbastanza difficile. D’altra parte, le carte topografiche in nostro possesso erano poco precise. Le fotografie aeree eseguite nella mattinata erano risultate sfuocate e indecifrabili. Tuttavia mi misi ugualmente al lavoro col mio aiutante, tenente von Berlepsch. Insieme convenimmo di preparare un’operazione combinata, ossia: il tenente von Berlepsch avrebbe raggiunto Campo Imperatore con gli alianti; mentre io, col grosso del battaglione, avrei raggiunto via terra la valle di Asserigi per poi salire a Campo Imperatore con la funicolare.”


Arrigo Petacco e Sergio Zavoli, Dal Gran Consiglio al Gran Sasso, Milano: Oscar Mondadori, 2013, p. 142.




Foto di F. Cappella

“L’altopiano di Campo Imperatore, che si allunga per quindici chilometri da est a ovest e per quattro o cinque da nord a sud a una quota compresa tra i 1400 e i 2100 metri, e` stato piu` volte paragonato all’Anatolia o al Tibet, ed e` stato modellato dalle alluvioni, dalla neve e dai fenomeni preglaciali. Sulla sua superficie si vedono ancora le morene del ghiacciaio che scendeva per undici chilometri, dalla base del Monte Aquila alle Coppe di Santo Stefano. Lo prolunga verso est il Piano del Voltigno, circondato da faggete e punteggiato di doline e inghiottitoi.

L’apparente aridita` dei calcari del Gran Sasso e` smentita dall’abbondanza di acque sotterranee, che alimentano le risorgenze alla base della montagna”


Stefano Ardito, Gran Sasso e Scienza, Teramo: Ricerche& Redazioni, 2017, p. 13.




Foto di F. Cappella


<"Una ripida salita per ghiaie porta il giovin marchese e le sue guide a un esteso ripiano circondato da alte rocche, che ne formano come una maestosa conca”, il Ghiacciaio del Calderone. Qui il cammino diventa “piu` straripevole e da far veramente raccapricciare”. Anche grazie alla nebbia che serve a “togliere dalla vista i precipizj e le immense voragini sottoposte”, Delfico e i suoi raggiungono il “piccolo piano inclinato” della vetta.
Utilizzando due barometri “dal pozzetto chiuso da un pivolo come un bischero di violino”, il termometro “alla maniera del de Luc” e gli altri strumenti portati lassu` da domestici e guide, la quota viene misurata in “8039 piedi parigini al di sopra di Ornano, e 9577 dal livello del mare”.>

Stefano Ardito, Gran Sasso e Scienza, Teramo: Ricerche& Redazioni, 2017, p. 34-35.





#3 IL LIBRO



Il Gran Sasso e` un fulcro di ricchezze naturalistiche, di tradizioni, di storia, di scienza. Segnalo tre libri su alcuni di questi aspetti:


Arrigo Petacco e Sergio Zavoli, Dal Gran Consiglio al Gran Sasso, Milano: Oscar Mondadori, 2013, pp. 168.





Il Gran Sasso e` stato ambientazione di fatti storici cruciali per la storia d’Italia. Gli autori, nella loro ricostruzione dei fatti, con una originalita` che supera la cronaca e la storiografia convenzionale, descrivono antefatti ed implicazioni dell’ "Operazione Quercia”, con cui un commando di paracadutisti tedeschi libera Mussolini il 12 settembre 1943, da un luogo allora ritenuto inespugnabile: il Gran Sasso appunto.


Stefano Ardito, Gran Sasso e Scienza, Teramo: Ricerche& Redazioni, 2017, pp. 240.

Il Gran Sasso e` da decenni sede di eccellenze nella ricerca scientifica e questo libro ne racconta alcune tappe importanti tra cui i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN e l’Osservatorio astronomico di Campo Imperatore dell’INAF.






   
Fabio Conti e Fabrizio Bartolucci, The Vascular Flora of the National Park of Abruzzo, Lazio and Molise (Central Italy), Swizerland: Springer, 2015, pp. 245.






Il libro, con la descrizione delle piante che ti aspetti di trovare sul Gran Sasso, come la stella alpina appenninica, e di quelle che non ti aspetti, come le orchidee e le piante grasse, segnala una ricchezza botanica strabiliante del territorio: l'androsace di Matilde, il cerastio di Thomas, la sassifraga del Gran Sasso, il genepi` dell'Appennino, la viola della Majella, la rara efedra dei Nebrodi (fossile vivente del terziario) e l'adonide gialla, considerata a lungo estinta. Il Giardino Botanico alpino di Campo Imperatore fondato da V. Rivera nel 1952 (a quota 2117 m s.l.m.) attesta come il Gran Sasso sia una miniera di biodiversita` botanica con piu` di 2300 specie censite.